Il nuovo Papa, El Golfo De Mexico, le cause perse e gli alpini: un editoriale

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Morto un papa se ne fa un altro, si dice. No: è morto il papa e io non so più con chi parlare. Non so più chi mi difenderà dai bulli, chi si prenderà la responsabilità di andare a muso duro contro gli stronzi. Come Trump, che ora vuole cambiare il nome del Golfo De Mexico in “Gulf of America”, e Google Maps che gli va dietro a ruota, senza il minimo spirito critico.

Ma El Golfo De Mexico è il caldo abbraccio di una puttana una sera che non sei in forma, che ti accoglie nelle sue correnti e ti capisce, senza giudicarti. Non ti giudica perché di sporchi diavoli ne ha visti tanti. Non è il duro giudizio della donna americana che non ti considera perché non sei abbastanza, perché non sei il più bello o il più di successo. El Golfo ti guarda dentro nella calda notte centroamericana, ti conosce e gli piaci così. E’ il punto di ritrovo di tutti noi Peggiori della Terra.

Chi lo sa, se il papa americano avrà los huevos per punzecchiare i potenti come faceva il nostro compianto Francesco, o se sarà solo un’altra figurina nell’album della geopolitica. Nell’attesa di scoprirlo, non posso fare altro che simpatizzare per il Messico, che ha fatto causa a Google. Davide contro Golia. Il vino contro il petrolio, come sempre. Google ha un valore di mercato di 1.9 trilioni di USD, a fronte degli 1.8 del PIL del Messico, una nazione di 130 milioni di abitanti. Una causa persa? Ed è qui che mi si rizzano le antenne.

Il nuovo papa, Leone XIV, ha un particolare rapporto con Santa Rita da Cascia. Entrambi Agostiniani, Prevost è un devoto alla santa patrona delle cause perse, proprio come il sottoscritto, Pony lo $confitto – ed ecco che la mia storia si intreccia con quella del pontefice (non poteva essere altrimenti). Santa Rita è la chiesa che ho sempre frequentato da giovanissimo: come dimenticare i giorni di maggio della sagra dove era facilissimo innamorarsi e l’ormone correva libero nell’aria e fare sesso a 16 anni era un miracolo, una visione profetica.

Ad ogni modo, il mondo si sta risvegliando, come sempre a maggio, e nell’aria respiro una certa speranza. C’è un nuovo papa, l’estate è alle porte. Quanto vorrei lasciarmi cullare nelle acque del Golfo, ma non è stagione e comunque devo lavorare.

Una sola cosa non mi va giù: l’altro ieri sera, a Biella, durante l’Adunata Nazionale degli Alpini, un gruppo di partecipanti ha intonato Faccetta Nera, condendolo con un pizzico di Saluto Romano. Non mi va giù che non mi abbiano chiamato. Avrei fatto un bel casino. Li avrei incendiati tutti col lanciafiamme e rubato i cappelli con le piume. Chiudo con una provocazione: se hai bisogno del cappello per essere qualcuno, sei davvero qualcuno? Io spesso vado in giro nudo, forte del nuovo papa che sicuramente non si darà per vinto sulla clamorosa causa persa che sono. Questo maggio mi è quasi tornata voglia di andare in chiesa a recitare il rosario, chi lo sa, chi lo sa. Magari mi innamoro.

Si ringrazia il puntualissimo fotoreporter Peter Parker per l’esclusiva foto del nuovo Papa con il direttore in Perù nel 2011.

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