Domani sera mi presenterò a questa festa dove ci sarà la mia prima ragazza, il mio primo grande amore. Come ci si prepara ad un evento del genere?
Ottima domanda. Ci si prepara pensando a cosa si indosserà e a come ci si comporterà. Premessa: io non sono più innamorato di lei. Probabilmente, non sono mai stato innamorato di nessuno in tutta la mia vita. In ogni caso, non mi piace. Ho ancora voglia però di attirare la sua attenzione, come farebbe un galletto o un pavone. Lei? Lei è andata avanti con la sua vita, non pensa di certo a me, giovane stuntman esperto in fallimenti; ha una relazione stabile, un lavoro che la soddisfa: è come se avesse trent’anni in più. Le mancano solo un figlio e un cane e qualche chilo di troppo a segnare inequivocabilmente la fine della sua adolescenza.
Come mi vedrà? Come reagirà al rivedermi? Mi troverà ingrassato? Invecchiato? Triste? Penso a come vestirmi e a come porterò la barba: lunga da uomo maturo e insensibile al parere degli altri o corta da ragazzino spensierato? Lei cosa preferirebbe? Mi vestirò elegante per apparire al meglio o casual per sembrare distaccato e dare poca importanza all’evento e conseguentemente al fatto di rivederla?
Non ho ancora deciso. Penso solo a farmi passare questo attacco di malinconia che mi è preso. Voglio fuggire, scappare da qui, gambe levate, impazzire e finire dopo avventurose e non meglio precisate peripezie dall’altra parte del mondo a vivere una vita da artista libero e leader di una piccola comunità non ancora del tutto civilizzata. Lei apprezzerebbe???
Mi ubriacherò? O mi limiterò a bere moderatamente, osservando la calca con disgustoso distacco dato dalla mia maturità raggiunta? E lei? In questa partita a scacchi, è probabile che nemmeno si sieda al tavolo. Che non sappia nemmeno che c’è un incontro.
Ci parlerò? Magari la saluterò, magari brevemente con un cenno del viso; magari mi capiterà di fianco al guardaroba, e allora con charme la guarderei e commenterei nostalgico il tempo inesorabile che scorre e non fa altro che renderci sempre più soli, sempre più isolati. Poi, mentre lei resta lì a bocca aperta, meravigliata e sorpresa dall’enorme profondità del mio animo, io prenderei il cappotto, farei l’occhiolino alla guardarobiera, me lo infilerei con fare deciso alla Humphrey Bogart e mi allontanerei dalla scena fumando il sigaro con aria superiore, distaccata, disillusa. Il tutto, chiaramente, in bianco e nero.
Andremo a letto insieme? No; e nemmeno lo desidero probabilmente; vorrei solo che mi pensasse mentre la sera stessa si corica accanto al suo fidanzato, che pensasse a tutto quello che sarebbe potuto essere, in sottofondo un malinconico ma andante jazz, Thelonious Monk, “nella vita non finiamo con chi amiamo di più, bensì con chi ci capita a tiro in quel momento”.
Io, grandioso ma vinto, Gatsby moderno, potrei intrattenermi con facili e scontate fanciulle, non in modo evidente da richiamare la sua attenzione ma comunque impossibile da non notare, e provare a far scaturire in lei un’impercettibile moto di gelosia. Oppure, potrei semplicemente fregarmene e far finta che nemmeno ci sia. Questa si che sarebbe una rivincita, se a lei importasse di me.
Ma non è così, non è così, non è così; togliti questo pensiero malsano dalla testa. Non farete sesso nel bagno. Lei farà sesso con qualcun altro come quando stava insieme a te. Non apprezzava il tuo uccello quando ti amava, figuriamoci ora.
AGGIORNAMENTO POST SERATA: Lei c’era. Non ci siamo salutati. Mi sono ubriacato. Dormito nudo sul divano. Durante la serata, però, li ho visti, lei e il suo ragazzo: seduti accanto, entrambi immersi nei loro cellulari. Io invece ero vivo, agitato, tutto sudato. Forse ho vinto, forse ho vinto.

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