Breve Apologia Dell’Orso

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Viviamo nell’era della post-informazione. Ogni news è poco più che un trend su twitter, un argomento che le televisioni e i giornali dissezionano fino allo sfinimento; fino a quando noi, passivi consumatori, siamo pronti per essere “attaccati” da una nuova notizia, che proprio come un virus dominerà la conversazione qualunquista nei successivi due o tre giorni. 

Nel mare magnum di merda fumante, non così dissimile dalla diarrea provocata dal troppo cioccolato; dalla Madonna di Trevignano alla fino a poco tempo prima impensabile situazione di Silvio Berlusconi; dal piccolo Enea al ben più anziano Dalai Lama, una faccenda mi ha colpito più delle altre, è riuscita ad erigersi al di sopra di Macròn, dei risultati ben poco entusiasmanti della Serie B, e del rumore generale: la furia omicida dell’orso trentino. 

Sorrido pensando ai quaranta agenti del Corpo Forestale a caccia dell’orso, e non solo per la mia innata avversione nei confronti delle forze dell’ordine. Perché abbatterlo, quando si potrebbe semplicemente mettere in carcere per fargli iniziare un percorso di riabilitazione nella società? Hanno forse paura di un nuovo caso di sciopero della fame in diretta TV? Beh, vista la penuria di fauna nei fondali del nostro Adriatico, questa ipotesi potrebbe essere soltanto una benedizione. 

Forse però l’obiettivo reale della caccia all’orso è quella di dimostrare ai suoi colleghi che non si scherza con gli esseri umani; che sia da monito per loro, che ci pensino due volte prima di ripetere lo stesso errore del loro simile. 

Mi viene in mente il Dokkōdō, un saggio scritto dal celebre samurai giapponese Miyamoto Musashi nel 1645, mentre in totale solitudine si stava preparando alla sua morte, che sarebbe avvenuta dopo meno di una settimana. Questo scritto contiene 20 precetti che dovrebbero rappresentare “La Via”, il retto modo di vivere. Il primo è “Accettate tutto nel modo in cui esso è”. 

In fin dei conti, la storia dell’orso forse mi ha colpito perché non è tanto diversa dalla mia, o da quella di chiunque altro. Un giorno, volenti o meno, si nasce; e da quel giorno, la società si accanisce contro di noi cercando di correggerci, di farci sentire sbagliati, di punirci, e ci induce al cambiamento forzato e all’insoddisfazione di sé. Ma, fortunatamente, l’orso vive ancora libero nel bosco, e così deve essere; se non si vuole rischiare di essere mangiati, si può sempre andare al mare a fare il pieno di paranza in un lido con pavimento cementato. 

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